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Crisi nella Democrazia Cristiana: Un partito intrappolato nel clientelismo?

La Democrazia Cristiana affronta una nuova crisi nella scelta dei suoi rappresentanti. È diventata un sistema clientelare controllato da amici degli amici? Analizziamo la situazione attuale del partito che ha segnato la storia politica del paese.

Ancora una volta, la Democrazia Cristiana sbaglia nella scelta dei propri rappresentanti. Questo partito, che ha segnato la storia del nostro Paese e vantato tra le sue fila uomini di Stato di grande valore, oggi appare ridotto a un sistema clientelare dominato dagli amici degli amici.

Il caso surreale di Usman Ahmad ne è la dimostrazione lampante. Questo “nuovo” italiano di origini pakistane è stato nominato responsabile regionale della Democrazia Cristiana in Lombardia per i rapporti con le comunità pakistane. Nulla di strano, se non fosse per le gravi incongruenze che emergono dal suo passato. Ahmad è stato rinviato a giudizio a Savona per falsa fatturazione e omessa dichiarazione IVA. Pare che faciliti l’apertura di negozi di food & beverage da parte di cittadini pakistani e indiani residenti in Italia, per poi farli chiudere prima della fine dell’anno fiscale.

Il meccanismo è semplice: far transitare grandi quantità di merce senza pagare l’IVA e poi rivenderla a prezzi ribassati in altre strutture, spesso riconducibili a lui stesso o a prestanome. Inoltre, sfrutta fornitori disposti ad accettare pagamenti a 30-60 giorni per poi non saldare mai il dovuto, garantendosi così margini di guadagno enormi.

Molti dei suoi connazionali, ignari e spesso senza alcuna conoscenza della lingua italiana, vengono sfruttati per poi essere rimpatriati una volta consumata la frode ai danni dello Stato italiano. In un caso specifico, un commercialista ha finalmente denunciato le irregolarità, supportato dalla testimonianza di un finto titolare di una di queste attività. Ma quanti altri casi resteranno impuniti?

Come è arrivato un personaggio come Usman Ahmad alla Democrazia Cristiana? Attraverso un giro di conoscenze e favori, in particolare grazie alla collaborazione retribuita di Nicole Sophie Litta, giovane donna romana nota per le sue ambizioni e i suoi rapporti con uomini influenti.

Litta, abile nel muoversi tra figure di potere, lavora a Milano per società finanziarie mentre frequenta corsi universitari in diversi paesi, compreso il Principato di Monaco, dove sembra abbia ricevuto aiuti economici da un noto uomo di Stato italiano. Usman Ahmad le avrebbe persino offerto viaggi e soggiorni in hotel di lusso come l’Hermitage di Montecarlo.

Fin dalla giovinezza, Litta è stata vicina a Gianmario Ferramonti, che l’ha introdotta nell’ambiente romano, vantando persino di aver avuto una relazione con lei quando era appena ventenne. A Milano, Litta diventa amica del potente e influente Mario Resca, presidente di Confimprese. Da questa amicizia nasce il collegamento tra Resca e Ahmad: grazie alle pressioni di Litta, Resca inizia a presentare e sponsorizzare il dubbio personaggio pakistano.

Non è per interesse personale che Resca si muove, ma per assecondare le richieste della sua giovane amica. Ed è così che Usman Ahmad, nonostante un tenore di vita sospetto, continui spostamenti tra Londra, l’Italia e la Costa Azzurra senza apparenti motivi d’affari, un rinvio a giudizio e diverse denunce pendenti, riesce a ottenere una nomina all’interno della Democrazia Cristiana.



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