Francia, Regno Unito e altri paesi riconoscono la Palestina come stato mentre l’Italia vive proteste di massa per Gaza. Analisi degli sviluppi internazionali del 22-23 settembre 2025.

Il Riconoscimento Storico dello Stato Palestinese
Le ultime 48 ore hanno segnato una svolta diplomatica senza precedenti nella questione palestinese. Il 22 settembre 2025, in una decisione che cambierà gli equilibri geopolitici internazionali, Francia, Regno Unito, Canada, Australia e Portogallo hanno annunciato il riconoscimento formale dello Stato palestinese presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
La Posizione Francese e il Discorso di Macron
Il presidente francese Emmanuel Macron ha difeso questa misura come una riaffermazione dei diritti legittimi del popolo palestinese. Nelle sue parole alle Nazioni Unite: “La Francia riconosce oggi lo Stato di Palestina per la pace tra il popolo israeliano e il popolo palestinese”. Macron ha chiarito che questo riconoscimento non rappresenta una concessione alla violenza, ma piuttosto una sconfitta simbolica per Hamas e per coloro che promuovono l’odio nella regione.
L’Impatto del G7 e la Reazione Canadese
Il Canada ha sorpreso la comunità internazionale diventando il primo paese del G7 a sostenere ufficialmente la sovranità palestinese. Il primo ministro Mark Carney ha sottolineato che questo riconoscimento mira a gettare le basi per una convivenza pacifica tra Israele e Palestina, enfatizzando la necessità di costruire un futuro sicuro per entrambi i popoli.
La Risposta Israeliana e Americana
Israele ha reagito con fermezza, con il primo ministro Benjamin Netanyahu che ha definito la decisione come “un’enorme ricompensa al terrorismo”. Netanyahu ha assicurato che non ci sarà uno Stato palestinese a ovest del Giordano e ha denunciato la misura come un ostacolo alla sicurezza israeliana.
Gli Stati Uniti hanno mantenuto il loro rifiuto del riconoscimento unilaterale, ribadendo di non aver intenzione di seguire l’esempio dei loro alleati.
Le Proteste di Massa in Italia: Milano nel Caos
Parallelamente agli sviluppi diplomatici, l’Italia ha vissuto una delle scioperi generali più significativi degli ultimi anni. Milano è stata l’epicentro di scontri violenti tra manifestanti e polizia, con decine di feriti e arrestati.
La Mobilitazione Sindacale e Sociale
I sindacati italiani hanno convocato lo sciopero generale in ripudio alla guerra a Gaza, esigendo un cessate il fuoco immediato e il riconoscimento dei diritti palestinesi. Le manifestazioni si sono estese in diverse città, diventando parte di un’ondata europea di mobilitazioni sociali.
Gli Scontri a Milano e la Repressione
La violenza a Milano è stata particolarmente intensa. I manifestanti hanno tentato di bloccare le strade principali e si sono scontrati con le forze di sicurezza in uno degli episodi più duri degli ultimi tempi. La polizia ha represso con gas lacrimogeni, con diversi arrestati e feriti tra gli attivisti.
Il Contesto Internazionale e le Conseguenze
Questi sviluppi arrivano in un contesto internazionale profondamente colpito dall’intensificazione dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza, dove le operazioni militari hanno causato più di 65.000 morti. La pressione diplomatica internazionale su Israele si intensifica, con l’obiettivo di ottenere la fine della guerra e stabilire le basi per una pace duratura nella regione.
L’Isolamento Crescente di Israele
Con più di 150 paesi che ora riconoscono la Palestina come Stato sovrano, e con l’aspettativa che più nazioni europee (Belgio, Lussemburgo, Malta, Andorra e San Marino) annuncino il loro sostegno nei prossimi giorni, Israele si trova in una posizione di crescente isolamento internazionale.
Conclusioni: Un Momento di Svolta
I movimenti diplomatici e sociali delle ultime 48 ore dimostrano l’impatto globale del conflitto a Gaza e la centralità della questione palestinese nel dibattito politico e sociale internazionale. Il riconoscimento ufficiale della Palestina come Stato da parte di diverse potenze occidentali, insieme alle massicce proteste italiane, evidenziano una trasformazione significativa nella percezione internazionale del conflitto israelo-palestinese.
Questi eventi segnano un punto di non ritorno nella diplomazia internazionale e potrebbero aprire la strada a nuovi scenari geopolitici nel Medio Oriente.
