Le grandi aziende tecnologiche aumentano gli investimenti record nell’intelligenza artificiale, superando i 650 miliardi di dollari. Ma il mercato obbligazionario teme i rischi di un eccesso di spesa.

La corsa delle Big Tech all’Intelligenza Artificiale fa tremare il mercato obbligazionario
Negli ultimi mesi, i giganti della tecnologia hanno intrapreso una vera e propria maratona per dominare il settore dell’intelligenza artificiale (IA). Amazon, Microsoft, Google e Meta hanno annunciato spese colossali per infrastrutture, data center e chip specializzati, con una somma complessiva che nel 2026 potrebbe superare i 650 miliardi di dollari.
Questa quantità senza precedenti di investimenti ha sorpreso analisti e investitori, suscitando entusiasmo nei mercati azionari ma anche crescente preoccupazione tra gli operatori del settore obbligazionario, che vedono emergere nuovi rischi legati all’enorme indebitamento.
Investimenti record e pressioni sui mercati
Amazon ha fatto notizia annunciando 200 miliardi di dollari di spesa in capitale per il 2026, una cifra superiore del 50% a quella dell’anno precedente. Alphabet (Google) ha raddoppiato il proprio budget per il secondo anno consecutivo, prevendendo fino a 185 miliardi di spese, mentre Meta punta su un piano tra i 115 e i 135 miliardi.
Questi numeri impressionanti riflettono la convinzione che l’intelligenza artificiale rappresenti la prossima grande rivoluzione tecnologica. Tuttavia, la reazione di Borsa non è stata solo positiva. Le azioni di Amazon sono scese dell’8% dopo l’annuncio, quelle di Microsoft hanno perso oltre l’11%, e anche Alphabet ha registrato un calo del 3%.
Gli investitori sembrano chiedere risultati concreti, non solo promesse. Come ha scritto l’analista Mark Shmulik di Bernstein, “gli investitori hanno bisogno di più che belle parole per sostenere questa storia”.
Il mercato obbligazionario mostra segni di affaticamento
Dietro la corsa agli investimenti si nasconde un aspetto meno visibile ma cruciale: l’aumento del debito societario. Per finanziare i loro progetti di IA, le Big Tech stanno tornando con forza sul mercato obbligazionario, emettendo titoli per decine di miliardi di dollari.
Nel solo gennaio 2026, Oracle ha collocato 25 miliardi di dollari in nuove obbligazioni, parte di un piano da 50 miliardi per espandere i propri servizi cloud e di intelligenza artificiale. L’emissione ha attirato un interesse record da parte degli investitori, ma non ha eliminato del tutto i timori.
Secondo Bloomberg, gli spread dei titoli corporate di alta qualità si sono ampliati di circa 0,02 punti percentuali rispetto ai Treasury statunitensi, segnale che il mercato inizia a percepire un rischio più elevato.
Come ha spiegato Alexander Morris, CEO di F/m Investments, “L’esplosione delle spese per l’IA attrae acquirenti oggi, ma lascia poco margine di errore. Ogni classe di attivo può perdere valore in fretta”.
Margini sempre più sottili per gli investitori
Il problema è che i margini di sicurezza nel mercato obbligazionario sono ai minimi storici. Gli spread medi per i bond corporate di grado investimento si aggirano intorno a 0,75 punti percentuali, livelli che non si vedevano dalla fine degli anni Novanta.
Secondo Moody’s Analytics, le aziende tecnologiche hanno emesso oltre 108 miliardi di dollari in obbligazioni nell’ultimo trimestre del 2025, quasi il doppio rispetto al trimestre precedente. Gli analisti di JPMorgan stimano che il finanziamento legato all’IA potrebbe raggiungere circa 300 miliardi di dollari all’anno nei prossimi cinque anni.
Tuttavia, non tutti sono convinti che questa strategia sia sostenibile. Al Cattermole, gestore di portafoglio presso Mirabaud Asset Management, avverte che l’innovazione tecnologica corre più veloce degli investimenti stessi: “I data center che oggi si costruiscono rischiano di diventare obsoleti in pochi anni, man mano che i chip diventano più efficienti”.
Uno scenario di opportunità e rischio
Per le Big Tech, l’intelligenza artificiale rappresenta una corsa strategica da non perdere. Chi riuscirà a costruire la migliore infrastruttura otterrà vantaggi enormi in termini di mercato, servizi e valore dei dati. Tuttavia, il livello di indebitamento cresce e con esso la sensibilità alle oscillazioni dei tassi di interesse.
Il messaggio che arriva da Wall Street e dalle principali banche d’investimento è chiaro: l’ottimismo sull’IA rimane alto, ma il mercato obbligazionario non è disposto a ignorare i rischi.
Il 2026 potrebbe dunque essere un anno di equilibrio delicato tra innovazione e disciplina finanziaria, in cui le Big Tech dovranno dimostrare che la loro scommessa sull’IA non è solo ambiziosa, ma anche sostenibile.
