Scopri l’intricata vicenda che coinvolge Paolo Barelli, Federnuoto e società legate a lui, tra appalti, sponsorizzazioni e investimenti milionari nel nuoto italiano.
Paolo Barelli, figura dominante nel nuoto italiano da oltre vent’anni, si conferma come il “re” indiscusso di un sistema che intreccia successi sportivi e ingenti affari economici. La storia, complessa e stratificata, racconta di contratti stipulati tra società vicine a Barelli e la Federazione, contratti che hanno visto flussi economici significativi e il coinvolgimento diretto di amministratori di aziende controllate dal potente manager e deputato di Forza Italia.
Dal 2000, anno in cui Barelli è stato eletto alla presidenza della Fin (Federnuoto), il panorama del nuoto italiano ha conosciuto vittorie straordinarie a livello olimpico e mondiale, grazie a campioni come Federica Pellegrini e Gregorio Peltrinieri. Tuttavia, dietro il medagliere e la gloria sportiva si cela una realtà fatta di ingenti sponsorizzazioni, contratti multimilionari e una giostra di incarichi che ha beneficiato il presidente della Federazione e il suo stretto entourage.

Il potere di Barelli si estende ben oltre la gestione sportiva: è anche presidente della Lega europea del nuoto (Len) e detiene ruoli influenti in svariate iniziative legate al finanziamento e allo sviluppo degli sport acquatici. Negli ultimi mesi, infatti, il manager ha dovuto fronteggiare una serie di polemiche riguardanti incarichi e consulenze, con denunce che hanno coinvolto società considerate “troppo vicine” a lui. La vicenda ha visto, ad esempio, un audit interno da parte della Len, il quale ha archiviato in segreto una circostanziata denuncia presentata da Bartolo Consolo, ex dirigente della Lega. Un’indagine che, pur chiusa in tempi brevissimi, ha lasciato molti interrogativi sulla trasparenza dei flussi economici e dei contratti firmati.
L’Italia non è mai stata così protagonista in un intreccio di investimenti sportivi e affari giudiziari: da documenti interni della Fin emergono dettagli che collegano una serie di società, partendo da una piccola azienda umbra, la Eurozona, fino ad arrivare a realtà con radici in Florida. Il 3 ottobre 2016, la Federnuoto, sotto la guida di Barelli, affida a Eurozona la ricerca di nuove sponsorizzazioni e la gestione dei rapporti con i fornitori, contrattando una cifra di 35 mila euro annui, con eventuali provvigioni in caso di accordi con nuovi partner commerciali. A un anno di distanza, la stessa società incassa 20 mila euro “per l’assistenza commerciale” in un contratto legato alla sponsorizzazione della Lega europea, evidenziando un modello di business che premia la cerchia ristretta di collaboratori del presidente.
Ma chi si cela dietro Eurozona? La quasi totalità del capitale, ben il 97%, appartiene a Prime International Consulting, con sede a Miami, guidata da Mattia Fella, un nome noto per il legame personale e professionale con Barelli. Non si tratta solo di affari: nel 2018, ad esempio, Cristina Fella, figlia del patron, viene assunta in Federnuoto dopo un periodo di stage non retribuito, mentre un collaboratore stretto di Barelli, Giuseppe Leoni, ha ricoperto ruoli di consulenza in più contesti, passando da incarichi nella società Punto Sport – controllata al 90% dal presidente del nuoto italiano – a iniziative imprenditoriali negli Stati Uniti.
L’interconnessione tra società e appalti non si ferma qui. Documenti rivelano che, nel 2016, la Federnuoto ha affidato a Eurozona il compito di organizzare eventi prestigiosi come il “Galà dei Campioni Azzurri Meravigliosi”, una serata di gala celebrativa dei successi degli atleti italiani che ha visto spese di decine di migliaia di euro per ciascuna edizione. La società, oltre a fornire supporto logistico, ha capitalizzato su questi eventi, con costi che sono cresciuti progressivamente nel tempo (70 mila euro nel 2017, 76 nel 2018 e 83 nel 2019), evidenziando una gestione sempre più onerosa delle sponsorizzazioni e degli eventi celebrativi.
Parallelamente, altri nomi e società emergono nei rapporti economici della Fin. Tra questi, la Cir. Aur., controllata per l’80% da Barelli e per il 10% da Antonio De Pascale, consigliere federale, ha emesso fatture per circa 70 mila euro tra il 2014 e il 2016. Le spese, indicate come “servizi logistici”, sarebbero state finalizzate a coprire le spese di un ufficio a Roma destinato ad attività nell’interesse della Lega europea. Anche la società Elevan, legata ad Andrea Polimeno – titolare della Assieur consulting e a stretto contatto con il gruppo assicurativo Unipol Sai – è stata oggetto di scrutinio, in quanto i pagamenti relativi alla ricerca di sponsor e ai diritti televisivi sulle competizioni di nuoto hanno suscitato dubbi circa possibili conflitti di interesse.
La vicenda si complica ulteriormente con il duplice ruolo di Polimeno, che da una parte riceve compensi come consulente per la Lega europea e dall’altra intrattiene rapporti d’affari con Unipol Sai, sponsor di rilievo per il nuoto. Tali situazioni, sebbene ufficialmente giustificate con audit interni e relazioni che attestano il rispetto delle normative, lasciano spazio a domande sulla reale trasparenza e imparzialità dei meccanismi economici alla base della gestione del nuoto italiano.
L’intero sistema, che conta circa 180 mila tesserati e registra ricavi annuali superiori a 40 milioni di euro, si configura come un complesso intreccio di sponsorizzazioni, contributi pubblici e appalti interni, in cui il successo sportivo diventa il biglietto da visita per ingenti investimenti. Solo il calcio, tra gli sport olimpici, beneficia di finanziamenti statali maggiori rispetto al nuoto, che invece si trova al centro di una macchina da soldi che ha favorito alcuni pochi privilegiati, tutti legati da strette relazioni personali e professionali a Paolo Barelli.
In sintesi, la vicenda del “re Mida” del nuoto italiano non è solo una storia di successi in acqua, ma anche un racconto di potere, ingenti transazioni economiche e dinamiche di controllo che si estendono ben oltre i confini delle piscine. Mentre la Lega europea e le autorità competenti hanno archiviato alcune indagini, il dossier rimane aperto agli interrogativi sul ruolo di Barelli e dei suoi collaboratori, suscitando un dibattito acceso sulla trasparenza e sull’etica nella gestione degli sport in Italia.
Ecco un link a un’altra notizia su questo scandalo nel mondo dello sport italiano, un caso che, ad oggi, rimane avvolto nell’incertezza e senza chiarezza sulle eventuali azioni legali. https://ogginotizianews.com/2025/03/04/scandalo-nel-nuoto-italiano-caso-fella-rivela-una-storia-di-corruzione-che-parte-da-lontano/
